Fare bene, fa bene! Fare bene, si può!

Roma (Italia), marzo 2021, il Paese è a pezzi dopo oltre un anno di pandemia.

Stress psicologico, chiusi in casa, giovani attaccati a pc, tablet o smartphone per continuare la scuola, economia distrutta, anzi meglio, calpestata. Milioni di euro spesi in girelli, ed in mascherine inutili, contratti con le big-pharma che fanno acqua, una politica attenta solo a se stessa, distante dal popolo, distante dai cittadini, che pensa ad autereferenziarsi, che invece di concentrarsi sulla risoluzione del problema pandemico, parla di ius soli, di voto ai 16enni, di come attaccare questo o quello, o di come utilizzare “rousseau” per dare potere a chi fino ad oggi ha contribuito ad affossare un Paese già in affanno, tra potenze di fuoco mai viste e l’unica capacità mostrata di saper declinare i verbi al futuro: faremo, daremo, ecc..

Ripresa lunga, complessa, ancora distante.

Eppure, la speranza, c’è!

La speranza è riposta in quegli angeli, che silenziosamente, ma inesorabilmente, ci ricordano che il sorriso, l’educazione, la gentilezza, sono armi che abbiamo tutti e che sono la speranza in un domani, complesso, ma non impossibile.

Ho avuto modo di frequentare il centro vaccinale dell’Ospedale Spallanzani di Roma.

In quel luogo, l’Italia della polemica, l’Italia dell’egoismo, l’Italia del furbetto: non esiste!

A partire dalle Guardie agli ingressi carrabili, ti salutano col sorriso, ti danno il benvenuto, ti chiedono scusa se debbono farti attendere prima di entrare per evitare assembramenti.

Ma questo è “solo” l’ingresso.

Una volta in fila per iniziare l’iter ti fanno accomodare in una tensostruttura riscaldata per poi, dopo pochi minuti, farti entrare in un’altra area per la verifica documentale. Il sorriso – mai di convenienza – ti continua ad accogliere.

Anche le persone più difficili, con dei caratteri un po’ più ruvidi, vengono ammorbiditi dalla dolcezza e dal sorriso.

Si entra poi nell’area vaccinale vera e propria, ti accompagnano, prendendosi cura di te, non ti lasciano mai solo.

Ancora un nuovo controllo dei fogli, quattro occhi (a volte anche sei), sono meglio di due.

Si respira un’aria di massima attenzione, il personale medico ed infermieristico vuole intercettare ogni piccolo segnale, anticipare è la parola d’ordine, ma con molta disinvoltura e tranquillità. Mai creando tensione o nervosismo.

Tutto fila alla perfezione, consapevoli delle difficoltà che si stanno vivendo, ma certi della riuscita di una campagna vaccinale complessa ed “attaccata” da tutti i fronti esterni dalla politica, dall’incapacità, dall’interesse personale.

Pur vivendo in questo mare agitato, tutto lo staff sembra lavorare per non farti sentire il trambusto delle onde, lo sanno che ne tu ne loro potete evitarlo.

Dopo le ultime verifiche, ti accompagnano all’uscita dove ti attendono i parenti e gli amici per riaccompagnarti a casa.

Sull’uscio del salone (una volta qui si svolgevano congressi medici…), l’ultima immagine che vedi è il sorriso di quel medico coperto dalla mascherina che non riesce a trattenere il suo sorriso (anche se porta la mascherina, gli occhi ti sorridono e non si può fare a meno di notarlo) mentre ti saluta e ti da appuntamento per il richiamo.

Voglio credere in questa Italia, fatta di donne e di uomini che lavorano col sorriso, che conoscono le difficoltà che stiamo vivendo, ma che le affrontano a testa alta guardando il mostro dall’alto verso il basso, sembrano dire: “virus di merda, qui non passi, ci siamo noi!”

Ospedale Spallanzani di Roma, 21 marzo 2021, l’Italia che funziona esiste, io l’ho vissuta!

Riccardo Cocco

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